6 febbraio 2012
La coltre

Effetto giorno, per quanto sia possibile in metropolitana. Sono due giorni che, per non prendere a craniate il muro per la demenza pubblica e istituzionale conseguita a qualche fiocco di neve su Roma, la mattina telefono a un amico ammalato e lo apostrofo più o meno così: "Noi di Ungaria vogliamo complimentarci con voi Italia per essere almeno riuscita a stendere poco sale su strade. Noi di Ungaria però continuiamo a non capire come voi stati così imbecilli da paralizzare città. Noi Ungaria pure con 30 metri di neve e 30 gradi sotto zero, teniamo strade pulite. Giuro io che essere camionista. Vostro sindaco fascista scarso, che almeno fascisti mantengono ordine in servizi pubblici. Voi Italia un po' teste di cazzo". Insomma, cazzeggio non sense e pure politicamente scorretto. Non fosse che avveniva nella metropolitana capitolina dove la modernità da qualche mese ha portato anche il wireless. Certo, la mia discussione cazzeggiona con l'amico era udibile dai più, come il riverbero della musica dagli i-pod, le chiacchere degli altri e i violini tzigani posticci dei rom di professione. Ma il mio vicino di posto, ovvimente, ha deciso di ascoltare me. E di apostrofarmi: "Aò, ma se stò paese te fa schifo, perché ce sei venuta?". Ci ho messo qualche secondo di troppo per comprendere che il mio caricaturale accento slavo era stato scambiato per reale dall'energumeno al mio fianco, di un'età compresa tr ai 30 e i 40, e angoli di tatuaggi che uscivano da ogni manica. "In che senso, scusi?". "Nel senso che tornete ar paese tuo, che certe cose del'Italia non le deve dì". "Guarda che io sono Italiana e dell'Italia dico quello che voglio". "Ma vattene affanculo". Non so se a irritarlo sia stato il mio riferimento alla scarsa fascisteria alemanniana, ma so per certo che la mia reazione è stata dettata dall'assenza di nicotica che caratterizza la mia vita da un paio di settimane. E si traduce in mie sincerità un po' troppo acute: "Comecazzotipermettidimandareaffanculounasignora? Iononsonotuasorellaemoderailtonochenonsodaqualealberoseisceso". Sì, lo so, in questi casi l'ignorante si tratta come un pazzo. Si finge di ignorarlo. Ma perché? Perché la gente per bene fa così? Perché è pericoloso? Perché è tempo perso? Perché ci si sporca le mani? Perché? Il perché doveva essere chiaro al resto del vagone che, dopo aver ascoltato, ha scelto di puntare il dito contro si me: "Guardi gradiremo il silenzio, può fare silenzio?" mi hanno apostrofato un paio di signore dall'ottimo accento, mentre il resto degli astanti assentiva col capo. E io che per fortuna ero arrivata a destinazione ho capito come mi sarei sentita se fossi stata slava, russa, ucraina, ungaria come scherzavo io, a ritrovarmi all'improvviso sotto questa coltre di colpevole ignoranza. La bestia mi mandava affanculo in nome della patria e di Alemanno, e io dovevo pure tenermelo. Che Italiani si nasce, e nemmeno sempre, ma bestiali si diventa. E noi lo diventammo.
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oranges il 6/2/2012 alle 16:33 | |